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5 luglio 2009

Il settore farmaceutico russo


Caratterizzata da una forte crescita economica e da una spesa pro-capite di farmaci piuttosto bassa, la Russia potrebbe sperimentare una crescita significativa della domanda di assistenza medica e di farmaci. La crescita annuale proiettata del mercato farmaceutico russo è di circa il 15% nei prossimi cinque anni, rispetto ad aspettative di crescita a metà-singola cifra nei mercati farmaceutici sviluppati.


Il mercato farmaceutico in Russia sta beneficiando della stabilità economica e politica nel paese. Stimolata dalle forte esportazioni di risorse naturali, la Russia ha realizzato una crescita del PIL annuale superiore al 7% negli ultimi sette anni, ha mantenuto surplus di budget su base annuale ed ha incrementato le sue riserve estere a oltre 500 miliardi di dollari americani. Un tasso simile di crescita del Pil è atteso anche per il 2008 e per il 2009. Oltre il 70% della spesa di prodotti farmaceutici non è rimborsabile, dato che in Russia non esiste una copertura universale per la spesa di farmaci. Dunque la crescita di una classe media con un reddito disponibile crescente è un driver importante per questo mercato retail che si basa sulla liquidità.


Malgrado la robusta crescita negli ultimi cinque anni, la spesa pro-capite di farmaci è ancora piuttosto bassa in Russia, non solo rispetto ai mercati sviluppati come Stati Uniti e Europa occidentale ma anche rispetto alla vicina Europa centrale e dell’Est. Il doppio della spesa pro-capite di farmaci porterebbe la Russia più o meno ai livelli della Slovacchia ma rimarrebbe ancora di molto al di sotto dei livelli dei paesi dell’Europa occidentale. Visto il forte outlook economico della Russia, l’elevata componente retail di consumo dei farmaci e il programma del governo per migliorare l’avvicinamento dei pazienti ai farmaci con obbligo di prescrizione, c’è un potenziale di crescita reale nel mercato che supera le attuali previsioni per i prossimi cinque anni.



Fonte: fondionline.it

1 luglio 2009

IL settore della carne e dei salumi nella Federazione Russa

Negli ultimi quattro anni in Russia aumenta a un ritmo del 12-15% il consumo di carne e di prodotti di carne. La produzione segna il passo e non riesce soddisfare la crescente domanda. Di conseguenza, aumentano le importazioni, aprendo ottime prospettive di sviluppo ai Paesi esportatori di carne e di prodotti di carne. Qualche anno fa era impossibile trovare sui banchi dei negozi russi della carne fresca di ottima qualità, prodotta oltre all’oceano.
Nei supermercati e nei grandi negozi dei generi alimentari i consumatori russi possono scegliere tra diversi produttori di salame Milano, di bresaola Valtellina, di prosciutto crudo e di pancetta affumicata. Per non parlare di Parmigiano reggiano e Mozzarella. L’aumento dell’import ha fatto salire il volume del mercato russo della carne e dei prodotti di carne da 21 miliardi di dollari nel 2006 a 25 miliardi nel 2007.
Per quel che riguarda i prodotti di carne (salami, salumi, wurstel, salsicce, prosciutti, paté ecc.), i consumi si stimano a soli 13-15 chili l’anno. Ovviamente, i consumi a Mosca e a San Pietroburgo si distinguono moltissimo dal resto del Paese e, secondo le stime, raggiungono i 30-35 chili l’anno per persona.
Un altro tratto particolare del mercato russo dei prodotti di carne è la dipendenza del settore dalle importazioni di carne: l’agricoltura russa non riesce a soddisfare a pieno la domanda di carne di alta qualità.
Le importazioni di generi alimentari di carne (salumi, prosciutti, paté ecc.) dopo un’impennata registrata nel periodo 2000-2003, raggiungendo quota 27-28mila tonnellate, negli ultimi quattro anni si sono assestate a 12-15mila tonnellate all’anno. È invece cambiata molto la struttura interna delle importazioni in Russia: a differenza dei primi anni post sovietici, quando le forniture erano dominate da carne e da pollame surgelati di bassissima qualità, attualmente sul mercato russo sono presenti molti prodotti di primissima categoria, dai prosciutti e salumi italiani, a carni rigorosamente selezionale.Secondo l’analisi del mercato russo, nei negozi di Mosca si vendono oltre 5mila tipi diversi di prodotti di carne. A San Pietroburgo e in altri maggiori centri abitati del Paese l’assortimento è di 2,5 mila prodotti, mentre nei capoluoghi delle regioni se ne offrono 600-900 tipi . Si distinguono le strutture interne dei mercati di Mosca, dove la quota di salumeria è del 52,2% dell’intero mercato, e delle regioni dove questa quota sale al 67,2 per cento.
Fonte: notiziario CSI

29 giugno 2009

Il mercato ortofrutticolo russo

Il mercato russo è da almeno cinque anni in crescita esplosiva per la frutta e ancora di più per gli ortaggi. Nei porti baltici sbarcano quantitativi sempre più imponenti di prodotto d'importazione proveniente da tutto il mondo, soprattutto dalla Cina e dall'Argentina, così come dal Marocco, dall'Egitto e da Israele, mentre via terra raggiunge Mosca il prodotto turco. L'Olanda continua a rivestire un ruolo di grande intermediaria, la Spagna ha una discreta rilevanza nel mercato russo, mentre Italia e Francia hanno posizioni di scarso rilievo considerato il loro peso nel commercio ortofrutticolo mondiale. La Russia importa complessivamente oltre 4 milioni di tonnellate di frutta per un valore intorno ai 2,5 miliardi di dollari.
I principali prodotti importati sono le banane, che rappresentano il 27% dell'import, le mele, che pesano per il 22%, le arance, che sono il 14%, le pere (7%), i mandarini (6%), i limoni (5%). Negli ultimi tre anni le preferenze dei consumatori russi si sono allargate anche al di fuori di banane, mele-pere e agrumi. Si è verificato il boom dell'uva da tavola, che ha conquistato il 5% dell'import, mentre prodotti diversi - tra i quali la frutta esotica - sono saliti al 14%. Una indagine della AC-Nielsen sui consumi di frutta in Russia conferma la preferenza del consumatore russo per mele, banane e agrumi. La forte domanda di mele è parzialmente soddisfatta dalla produzione locale ma praticamente tutta l'altra frutta è d'importazione. Questa indagine ha evidenziato che è molto bassa tra i consumatori la conoscenza dei marchi. Chiquita e Dole sono comunque superati, nella consapevolezza del consumatore russo, dalle banane a marchio Bonanza, provenienti dall'Ecuador e di proprietà dell'importatore russo JFC. Fuori dalle aree urbane la frutta è scarsamente consumata se non quella di produzione del proprio orto. Più della metà dei russi mangia frutta almeno una volta al giorno; questa percentuale sale al 70% nella stagione estiva. Dall'indagine risulta anche che solo il 15% dei russi acquista la frutta nei super- o ipermercati, la prevalenza degli acquisti essendo fatta nei negozi tradizionali e nei mercatini rionali. Il ruolo della Gdo è comunque in crescita, soprattutto a Mosca, a San Pietroburgo e nelle città che superano il milione di abitanti. La quota di frutta nel paniere alimentare dei russi è costantemente cresciuto negli ultimi 3-5 anni, questo a differenza della maggioranza dei Paesi dell'Europa occidentale dove i consumi sono invece stazionari o in calo. Lo sviluppo dei consumi in Russia può comunque essere minacciato dall'eccessivo aumento dei prezzi. Il consumatore russo è diventato esigente in termini di qualità e premia nelle sue scelte il prodotto di stagione perché più fresco e saporito.
Fonte: freshplaza.it

26 giugno 2009

Todini partner strategico per le Olimpiadi di Sochi 2014

Il gruppo Todini costruzioni diventerà il primo investitore strategico estero delle Olimpiadi invernali che si svolgeranno nel 2014 a Sochi, il centro balneare russo del Mar Nero. Secondo le fonti di Olimpstroy, una megastruttura statale che gestisce i preparativi per i Giochi, la proposta è stata presentata ad aprile da Luisa Todini, presidente della holding Todini Finanziaria e vice presidente della Federazione industria europea delle costruzioni, al leader russo, Dmitrij Medvedev, a margine del Forum economico italo-russo, organizzato dall'Ice, dalla Confindustria e dall'Abi.Todini costruzioni insieme a un gruppo di partner intende investire 600-700 milioni di euro nella costruzione a Sochi di due modernissimi poli alberghieri e commerciali. Qualora il progetto dovesse essere approvato da Olimpstroy, la consegna dei due quartieri italiani, che saranno chiamati "piccola Venezia" e "piccola Milano" potrebbe avvenire già nel 2013. Come ha dichiarato al quotidiano Kommersant il direttore marketing della Todini costruzioni, Enrico Bianco «un consorzio di società italiane di cui Todini coordina le attività realizzerà alcuni progetti a Sochi nell'ambito del partenariato statale-privato», una forma di collaborazione, particolarmente promossa dal primo ministro russo, Vladimir Putin. Il progetto di Todini è stato discusso a maggio a Sochi, al vertice italo-russo tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente russo, Dmitrij Medvedev.
A Mosca nessuno dubita ormai che la Todini sarà il primo investitore strategico straniero che affiancherà nella realizzazione degli ambiziosi progetti olimpici i big russi, tra cui Gazprom, Interros di Vladimir Potanin (controlla Norilsk Nickel) e Bazel di Oleg Deripaska (controlla il colosso dell'alluminio Rusal). Il progetto "piccola Venezia" prevede la costruzione di un complesso di alberghi a tre stelle per 4.350 stanze e una zona commerciale di oltre 100mila metri quadrati, mentre il secondo, "piccola Milano" oltre a 4mila stanze a tre-quattro stelle, comprenderà anche 400 stanze a cinque stelle e una zona commerciale Vip di 100mila metri quadrati.Nei prossimi mesi il coinvolgimento del business italiano nelle opere di preparazione delle Olimpiadi 2014 diventerà molto più capillare. E questo perché a Mosca Antonio Fallico, presidente del tandem bancario Zao Banca Intesa e Kmb Bank (le due sussidiarie russe del gruppo Intesa Sanpaolo) ha siglato un accordo di collaborazione strategica con Serghej Borisov, presidente di Opora Rossii, l'Associazione delle imprese piccole e medie, che prevede un ampio coinvolgimento delle Pmi italiane e russe nella preparazione dei Giochi olimpici a Sochi. Il programma di cooperazion dovrà essere concretizzato in autunno, al Forum economico italo-russo a Verona, che sarà patrocinato dall'Associazione "Conoscere Eurasia".


Fonte: Intesa24

24 giugno 2009

Il posizionamento dei prodotti agroalimentari italiani in Russia

Nel corso degli ultimi anni il mercato del vino in Russia è cresciuto a ritmi del 25-30% annui. Ciò significa che si è assistito ad una vera e propria rivoluzione e modernizzazione di quel settore. Tuttavia, il settore wine in Russia è ancora di piccole dimensioni se paragonato ad altri mercati europei. Il potenziale di crescita è ancora elevatissimo e gli spazi per introdurre nuovi prodotti esistono. Le bottiglie di vino Made in Italy spedite in Russia sono aumentate del 30% nel 2008 raggiungendo un valore record di 64 milioni di euro. Tra i prodotti italiani esportati verso Mosca il vino è il settore che evidenzia la crescita più elevata.

Il mercato dei generi alimentari in Russia costituisce il segmento più ampio del mercato dei beni di prima necessità (Fmgc): nella struttura del mercato dei beni di prima necessità la quota dei prodotti alimentari raggiunge il 74%. Tra i prodotti alimentari italiani che riscuotono maggiore successo in Russia, la pasta, il caffè, l’olio di oliva, conserve e latticini occupano posizioni di rilievo. D’altronde, la cucina italiana è al terzo posto nelle preferenze dei russi, dopo quella nazionale e caucasica, staccando di almeno 10 punti percentuali tutte le altre, come la cucina cinese o quella francese. Inoltre, tra i ristoranti stranieri (e non dei paesi Csi), a Mosca il primato numerico e qualitativo è indubbiamente italiano.